• Marco Paolini

Barriere all'adozione della blockchain: il low-code come soluzione

Sono ormai diversi anni che sentiamo parlare di blockchain, eppure la diffusione di questa tecnologia sembra non esplodere mai. Lo scopo del presente articolo è quello di indagare sulle relative cause, proponendo l’utilizzo del low-code come rimedio efficace.



Brevi cenni storici

Il meccanismo alla base della blockchain è stato concepito per la prima volta nel 1991 da parte dei ricercatori, nonché crittografi, Stuart Haber e W. Scott Stornetta, con il preciso intento di marcare i documenti digitali con un timestamp, certificandone la data di creazione. L’obiettivo era quello di garantire l’immutabilità del documento, evitando possibili alterazioni o retrodatazioni. In questo modo era possibile risolvere una volta per tutte le questioni legate ai diritti di proprietà intellettuale, traguardo fondamentale per un mondo sempre più orientato verso la digitalizzazione. La soluzione proposta dai due ricercatori si articolava in due fasi. Inizialmente veniva assegnato al documento un ID univoco, prodotto da un algoritmo di hashing crittografico.


(Per un ulteriore approfondimento ⇒ https://www.smartshaped.com/post/tecnicismi-sull-immutabilit%C3%A0-delle-informazioni)

Così facendo se ne andava a certificare l’immutabilità, poiché modificando anche un solo bit del file, il relativo ID sarebbe stato completamente differente. In seguito il valore dell’hash veniva inviato ad una time-stamping company, per usufruire del TSS (Time Stamping Service). L’azienda procedeva alla marcatura dello stesso con data e ora, lo firmava tramite firma digitale ed infine lo inviava nuovamente al cliente. Controllando la firma quest’ultimo aveva la certezza che l’hash era stato ricevuto correttamente e che l’ora e la data corrette erano incluse [1]. Un anno dopo, nel 1992, il sistema venne migliorato grazie all’introduzione degli hash tree, detti anche Merkle tree (da Ralph Merkle che ne ottenne il brevetto nel 1979), in grado di verificare in maniera efficiente e sicura grandi strutture di dati (non più singoli documenti), confrontando gli hash delle stesse.

A fine ottobre 2008 su “Cryptography”, una mailing list di appassionati di crittografia, sul sito metzdowd.com, venne pubblicato "Bitcoin: A Peer-to-Peer Electronic Cash System", un white paper che introduceva un sistema di moneta elettronica peer-to-peer decentralizzata chiamato Bitcoin. L’autore del documento, di cui non si conosce ancora l’identità e il cui pseudonimo è Satoshi Nakamoto, all’interno dello stesso citò otto articoli attinenti il suo lavoro e ben tre di questi portavano la firma di Haber e Stornetta. Era il 31/10/2008 e fu proprio questa data a sancire la nascita ufficiale della blockchain. Un anno dopo, nel 2009, venne distribuita la prima versione del software Bitcoin e nel 2010 avvenne la prima transazione… una pizza!

Tanto interesse e tanta sperimentazione. Ma i progetti implementativi?

Negli ultimi anni l’interesse intorno alla blockchain è cresciuto considerevolmente. Da quanto emerso dall’Osservatorio Blockchain & Distributed Ledger del Politecnico di Milano, il 2019 è stato l’anno della conferma dell’importanza di questa tecnologia. Si contano 488 progetti Blockchain e Distributed Ledger avviati nel mondo (che portano a 1.045 quelli degli ultimi 4 anni), in crescita del 56% rispetto al 2018.

Osservatori.net digital innovation [2]


Dai numeri si evince quanto tale settore sia contrassegnato da un alto grado di interesse e di sperimentazione, motivati anche dalla enorme attenzione mediatica scaturita negli ultimi anni. Contestualmente a questi dati, sicuramente positivi e promettenti, è necessario però tenere in considerazione anche quelli che destano qualche dubbio e preoccupazione, ossia quelli relativi ai progetti implementativi. Infatti, di questi 488 progetti, solo 158 sono implementativi (di cui appena 47 già operativi, il resto sono proof of concept), mentre ben 330 sono solo annunci. La domanda che sorge spontanea è: “perché sono così pochi nonostante il grande interesse?”.



Barriere all’adozione

Come qualsiasi nuova tecnologia, la blockchain ha dovuto e sta tuttora affrontando numerose sfide che minano la sua diffusione. Vediamole nel dettaglio.

  • Mancanza di una solida comprensione della tecnologia: si tratta senza ombra di dubbio dello scoglio più grande da superare. La blockchain è una tecnologia, definita da molti, troppo complessa per stimolare l’interesse delle masse. Sono necessari percorsi di formazione adeguati per sviluppare quelle specifiche competenze indispensabili per operare in un simile ambito. Percorsi che richiedono un certo investimento di risorse, soprattutto in termini di tempo e denaro, che attualmente le aziende non intendono impiegare. A livello organizzativo, infatti, numerosi manager hanno manifestato un certo grado di riluttanza nell’utilizzare la tecnologia. Principalmente a causa della scarsità di casi d’uso di successo e delle previsioni riguardo un mancato ritorno economico degli investimenti in tale settore. Tale carente volontà di studiare e comprendere la blockchain ha causato una penuria di talenti qualificati, oltre che un’inadeguata percezione dei reali benefici e vantaggi derivanti dalla sua adozione e da quella dei vari casi d'uso realizzabili. Difatti, attualmente, è usanza comune accostare la blockchain esclusivamente alle criptovalute o, più in generale, al mondo della finanza, settore nativo della tecnologia. In realtà gli ambiti di applicazione sono numerosi e anche profondamente eterogenei tra loro. Per un ulteriore approfondimento ⇒ (https://www.smartshaped.com/post/blockchain-vantaggi-e-casi-d-uso)

  • Adeguamento normativo: anche da questo punto di vista si osserva una forte carenza, in particolare il sentito bisogno di un sistema normativo confacente a regolamentare e disciplinare l’utilizzo della tecnologia nei vari ambiti. Così come è carente il supporto e la collaborazione da parte delle autorità governative verso tutte quelle organizzazioni che desiderano implementarla all’interno del proprio business. Un quadro normativo chiaro e concreto insieme ad un costante sostegno da parte delle autorità gioverebbe alla diffusione della blockchain, poiché tale combinazione avrebbe sicuramente il potere di incoraggiare un maggior numero di sperimentazioni. È importante considerare anche che uno dei maggiori vantaggi derivanti dall’utilizzo della blockchain è quello di poter fare a meno di figure fidate di intermediazione, la maggior parte delle quali è parte integrante del tessuto normativo attuale. Ciò potrebbe giustificare in parte il ritardo realizzato dalle autorità governative nel concretizzare l’adeguamento normativo.

  • Adeguamento sistemi informatici: stiamo parlando di una tecnologia abbastanza recente e non ancora matura. La maggior parte delle organizzazioni, prima di poterla utilizzare adeguatamente, sono costrette a trasformare ed adeguare gli attuali sistemi informatici in modo tale da permettere una corretta interazione con la tecnologia, oppure a procurarsi/sviluppare autonomamente soluzioni blockchain in grado di comunicare con gli stessi.

  • Costi iniziali: uno dei primissimi ostacoli da superare in riferimento, soprattutto, alle piccole e medie aziende. Conoscenza, formazione, sviluppo delle competenze, aggiornamento dei software, ecc. Sono tutti obiettivi fattibili, ma solo tramite importanti investimenti e soprattutto se le previsioni del relativo ritorno economico sono realistiche. Inoltre la novità e la complessità caratterizzanti la blockchain non fanno altro che ampliare tali costi. L’adozione della tecnologia richiede lo sviluppo di una soluzione proprietaria oppure l’affidamento ad un fornitore di servizi blockchain, attualmente poco numerosi. Per non parlare dei costi da sostenere per assumere un professionista qualificato.

  • Privacy vs trasparenza: la trasparenza è un altro dei principali benefici collegati ad un network blockchain. Le transazioni infatti devono essere visibili a tutti i partecipanti alla rete. Sebbene ciò rappresenti un vantaggio per molti, altri soggetti lo reputano causa di ripudio. Un esempio sono i governi, i quali, per varie ragioni, sono costretti a proteggere l’accesso ai dati sensibili. Di conseguenza il meccanismo del consenso distribuito e il requisito della trasparenza, nonostante rappresentino generalmente due tra i fattori trainanti l’utilizzo di una rete blockchain, costituiscono parallelamente una barriera per determinati soggetti.

  • Mancanza di standard riconosciuti: ad oggi sono poche le implementazioni blockchain riconosciute a livello mondiale. Probabilmente solo Hyperledger e Ethereum rappresentano le uniche infrastrutture ad aver ricevuto l’acclamazione come standard in tutti i settori industriali. Un maggior numero di standard contribuirebbe senza dubbio ad accelerare il processo di adozione della tecnologia.

  • Scalabilità delle transazioni: attualmente Bitcoin, l’applicazione di punta della tecnologia blockchain, può eseguire un massimale di 7 transazioni al secondo, anche se mediamente vengono processate dalle 3 alle 4 transazioni. Volendo fare un rapido confronto con un metodo di pagamento riconosciuto in tutto il globo, è possibile scoprire che VISA è in grado di gestire 4000 transazioni al secondo, mentre il massimale è addirittura di 47.000. È evidente quindi che per supportare soluzioni blockchain adottate su scala mondiale saranno necessari interventi tecnici di miglioramento dell’architettura alla base della tecnologia.

  • Questioni legate alla fiducia: sebbene caratteristiche come la trasparenza, il meccanismo del consenso e il decentramento infondono fiducia nella tecnologia, il collegamento con attività illegali, di cui si sente spesso parlare sui media, ne ostacola un’adozione massiva. In realtà sono pochi gli studi scientifici che danno conferma di tali accuse (uno dei più noti è rappresentato dall’indagine “Sex, Drugs and Bitcoin: How Much Illegal Activity Is Financed Through Cryptocurrencies?” condotta da Sean Foley dell’università di Sydney, Jonathan R. Karlsen del Politecnico di Sydney e Tālis J. Putniņš della Stockholm School of Economics di Riga), mentre sono molto più numerosi quelli che affermano il contrario (un’indagine della Cornell University, per esempio, spiega che utilizzare la criptovaluta per scopi illeciti sia perfino più rischioso che avvalersi dei canali tradizionali). [3]

  • Effetti relativi al comportamento di massa: si tratta di un ostacolo strettamente legato al precedente. Ci si riferisce in particolare all’effetto bandwagon, in base al quale gli individui compiono determinate scelte o azioni esclusivamente perché queste ultime sono intraprese dalla maggior parte delle altre persone. Se per un tornaconto personale numerosi media dichiarano che la blockchain viene utilizzata per scopi illeciti, oppure diverse figure di spicco di importanti aziende affermano che si tratta di una tecnologia molto complessa, verrà diffusa una comprensione falsa o comunque distorta della stessa. L’effetto bandwagon non farà altro che alimentare tali convinzioni.

Low-code, una breve introduzione

Il termine “low-code” è stato coniato da Forrester nel 2014 con l’intento di etichettare le piattaforme di sviluppo che si concentravano sulla facilità di programmazione delle applicazioni, conosciute nel linguaggio comune come “low-code development platform” o LCDP. Di conseguenza è possibile definire il low-code come un insieme di strumenti che permettono lo sviluppo di applicazioni complete in maniera rapida e visiva eseguendo semplici operazioni “drag and drop” con il puntatore del proprio mouse, eliminando la necessità di scrivere centinaia di righe di codice complesso poiché è l’intelligenza dell’algoritmo che si preoccupa di convertire l’applicazione in codice. Tra i principali vantaggi è possibile annoverare:

  • Rapidità di sviluppo: tramite una piattaforma low-code è possibile sviluppare un software funzionale fino a 10 volte più velocemente.

  • Costi contenuti: la grande rapidità avvantaggia le aziende poiché riduce notevolmente i costi di sviluppo, liberando contemporaneamente risorse preziose da impiegare altrove.

  • Facilità di utilizzo e di sviluppo: l’interfaccia grafica fornita da una LCDP non solo rende più semplice sviluppare le applicazioni grazie ai vari strumenti offerti, ma facilita anche l’apprendimento e l’utilizzo stesso della piattaforma. Il beneficio che ne deriva è duplice poiché da un lato gli sviluppatori professionisti riescono ad accelerare la velocità di programmazione, dall’altro anche gli utenti con scarse se non nessuna competenza professionale nello sviluppo software è in grado, dopo un breve periodo di formazione, di creare un’applicazione adatta alle proprie esigenze.

Per un ulteriore approfondimento ⇒ https://www.smartshaped.com/post/need-for-speed-low-code


Applicare tali vantaggi alla blockchain potrebbe rappresentare la chiave per superare quegli ostacoli che limitano le enormi potenzialità di questa tecnologia, non ancora compresa e sfruttata a pieno.



Low-code & Blockchain: un duo vincente

Sarebbe da ipocriti affermare che il low-code possa fungere da panacea, in grado di far crollare tutte le barriere citate precedentemente. Alcune potranno essere superate esclusivamente con una maggior collaborazione fra aziende e autorità, altre solo tramite un maggior grado di maturità della tecnologia. Altre ancora, però, con l’aiuto di un valido alleato come il low-code, non rappresenteranno più un problema.

In un’era in cui sopravvive solo chi è in grado di attuare trasformazioni digitali repentine, essere agili è uno dei requisiti imprescindibili per avere successo. Il low-code è nato proprio per soddisfare questa crescente necessità grazie alla semplicità e rapidità di sviluppo offerta. Se, come si è affermato in precedenza, uno dei maggiori limiti della blockchain è la sua complessità, grazie a questa combinazione vincente creare un network a catena di blocchi affidabile sarà un’operazione estremamente veloce ed agevole. Con il low-code vengono affrontate direttamente alcune delle principali barriere all’adozione della catena a blocchi:

  • Qualsiasi azienda debba affrontare dei cambiamenti repentini e impegnativi potrà contare su di una tecnologia in grado di produrre risultati soddisfacenti in breve tempo, sostenendo una spesa ridotta e minimizzando i rischi.

  • Gli sviluppatori esperti sono spesso costosi e il buon talento non è facile da trovare. Con il low-code anche gli sviluppatori non professionisti hanno la possibilità concreta di dar luce ad applicazioni ad alto contenuto tecnologico e di qualità, mentre quelli professionisti saranno agevolati nel proprio mestiere riuscendo a dedicare tempo ad un maggior numero di progetti, aumentando la produttività.

  • L’interfaccia grafica e i moduli di configurazione offerti da una LCDP permettono di accorciare la curva di apprendimento della tecnologia blockchain, andando a sostituire la tradizionale operazione di scrittura di codice sorgente. La proverbiale complessità affibbiata alla blockchain ora fa meno paura.

  • Grazie al low-code è possibile condividere il progetto della rete blockchain con gli altri membri sotto forma di materiale auto-documentato, costituito non da stringhe di codice bensì dalla raffigurazione della struttura del network in forma grafica.

  • Gli strumenti e i meccanismi di validazione di queste piattaforme sono in grado di segnalare immediatamente eventuali errori durante la fase di progettazione di uno smart contract o di una rete blockchain, senza dover arrivare necessariamente alla fase di testing, accelerando ulteriormente il loro sviluppo.


Per un ulteriore approfondimento ⇒ https://www.smartshaped.com/post/cosa-e-uno-smart-contract


Siamo convinti che soluzioni di tipo blockchain prenderanno piede sempre più all’interno delle organizzazioni, dando vita a veri e propri ecosistemi in grado di collaborare efficacemente tramite network sicuri ed affidabili. Inoltre pensiamo che il low-code giocherà un ruolo fondamentale in questa imminente partita, supportando e velocizzando la diffusione del fenomeno blockchain. E voi? Cosa ne pensate? Scrivetecelo nei commenti.



Pillole di curiosità! La prima transazione Bitcoin è stata effettuata il 22 maggio 2010 ad opera di Laszlo Hanyecz che, su Bitcointalk Forum, scrisse questo annuncio: “I'll pay 10,000 bitcoins for a couple of pizzas.. like maybe 2 large ones so I have some left over for the next day. I like having left over pizza to nibble on later. You can make the pizza yourself and bring it to my house or order it for me from a delivery place, but what I'm aiming for is getting food delivered in exchange for bitcoins where I don't have to order or prepare it myself, kind of like ordering a 'breakfast platter' at a hotel or something, they just bring you something to eat and you're happy!” Ancora oggi si celebra, ogni anno, il c.d. “Bitcoin Pizza Day”, proprio per celebrare la pizza più costosa di sempre, oggi del valore di poco più di 87 milioni di euro!



Fonti: [1] https://www.anf.es/pdf/Haber_Stornetta.pdf

[2]https://www.industriaitaliana.it/blockchain-e-boom-nel-2019-in-italia-investimenti-per-30-milioni-di-euro-100/

[3] https://www.wired.it/economia/finanza/2018/02/16/bitcoin-riciclaggio-terrorismo/